L’
E3 è arrivato e passato, e ormai tutti saprete come è andata. Per cui qui niente elenco di novità presentate ma una veloce analisi sulla situazione attuale nel mondo dei videogiochi e, soprattutto, sul suo futuro. Per una volta, forse la prima da almeno cinque anni a questa parte, le conferenze dei vari produttori hanno visto emergere un vero e unico vincitore, riconosciuto praticamente da tutti. È raro vedere la stampa di tutto il mondo così d’accordo; ancora di più è vedere i forum, che di norma in quei giorni sono pieni di flame, avere gli utenti uniti in un giudizio unanime. La cosa che davvero stupisce è, però, che a “vincere” non sia stata
Microsoft, Nintendo o Sony, ma una software house. E nemmeno una delle Big 2, cioè
Electronic Arts e Activision, bensì la francese
Ubisoft. In questo gioco alla vittoria/sconfitta che ogni anno viene fatto (il cui valore sappiamo tutti benissimo essere prossimo allo zero, ma questo non ci impedisce di farlo e di divertirci a parlarne), la schiacciante sconfitta dei tre produttori di hardware è anche un chiaro indicatore di quanto siamo ormai entrati nella fase finale dell’attuale generazione, con le sorprese di Microsoft e Sony che sono sempre minori in termini di qualità e quantità. Ovviamente questo discorso non dovrebbe valere per Nintendo che, con la sua
Wii U, è di fatto stata la prima a mettere piede nel terreno minato della “next gen”. Eppure quanto rivelato non è che fosse poi questo granché, quantomeno non per gli hardcore gamer che si aspettavano qualcosa di più. Del resto per il lancio di un nuovo hardware casalingo tutti si aspettano sempre l’impossibile, quindi è abbastanza naturale che ci sia dello scontento. Però io ho notato una certa forma di distacco e indifferenza per l’evoluzione della console che ha dominato la prima parte dell’attuale generazione, crollando però in maniera tanto veloce quanto brusca nella seconda. Fossi in Nintendo non mi fascerei la testa, la
Wii del resto insegna quanto gli hardcore gamer e la stampa a loro dedicata contino fino a un certo punto, però non sottovaluterei nemmeno la cosa. Perché gira e rigira, questo delle console casalinghe è un mondo che non può vivere solamente sulla spinta del pubblico casual, quello che compra un gioco all’anno se va bene. Soprattutto se quel titolo è sempre e solo Nintendo, la qual cosa finisce per portare relativamente tanti soldi alla casa di Kyoto ma allontana progressivamente gli altri publisher, impoverendo così il numero di titoli per la console che finisce in una spirale negativa ormai nota: crollo delle vendite se non da subito, sicuramente nel medio e lungo periodo.

È una cosa che abbiamo già visto in parte col
Nintendo 64, sicuramente col
GameCube e di nuovo con la Wii.
Speciali
19.06.2012
E3 2012 - il futuro non è qui!
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